Un terremoto dopo l’altro, l’Africa spinge l’Adriatico e il Mediterraneo «balla»

La tettonica delle placche l’abbiamo studiata tutti a scuola, eppure ogni volta che c’è un terremoto o un’eruzione vulcanica dimentichiamo che la Terra ha una dinamica piuttosto vivace. La litosfera della Terra (costituita dalla parte superficiale del mantello, che è solido, e dalla crosta, anch’essa solida) è suddivisa in circa quaranta placche che si muovono generando terremoti e la formazione di vulcani. Sintetizzando al massimo i processi dinamici, basti pensare che 250 milioni di anni fa le terre emerse costituivano un blocco ammassato denominato Pangea, ma che da allora in poi queste quaranta placche hanno iniziato a ruotare, spostarsi, staccarsi, slittare e subdurre. Le placche che interessano l’area mediterranea sono sostanzialmente due, placca Africana e placca Euroasiatica, a cui però dobbiamo aggiungere alcune placche minori, tra cui quella Adriatica. La placca Africana preme verso nord contro la placca Euroasiatica spingendo la microplacca Adriatica a scendere sotto le Alpi. Queste sollecitazioni così intense, nel tempo (che in geologia significano milioni di anni) costringono l’Italia in un movimento rotatorio in senso antiorario il cui perno è nei pressi dello Stretto di Messina. Il mar Adriatico è quindi destinato a ridursi gradualmente fino a scomparire del tutto quando la penisola italiana si congiungerà ai Balcani. Gli intensi terremoti degli ultimi giorni in Albania e in secondo luogo in Bosnia sono provocati proprio da questa frizione sulla microplacca Adriatica, mentre il sisma a largo delle coste di Creta interessa la microplacca Ellenica.
I terremoti degli ultimi giorni se osservati su una mappa sembrano essere allineati lungo una gigantesca faglia che dalla Bosnia attraversa la regione balcanica passando per l’Albania e arriva fino al mar Libico al largo di Creta, in Grecia. Ma non esiste nessuna faglia di questo tipo nel Mediterraneo, né questo allineamento corrisponde al bordo di una placca. I primi due eventi sismici sono correlabili a grandi linee alla microplacca Adriatica, quello a Creta invece alla microplacca Ellenica, entrambe associate alla placca Euroasiatica. Se i sismi in Albania e Bosnia potrebbero essere connessi tra loro, sebbene ci sia scetticismo tra gli scienziati vista la grossa distanza tra i due epicentri, quello a Creta è totalmente avulso da questi. Per i non addetti ai lavori è piuttosto semplice associare eventi sismici tra loro, ma si tratta di eventi che ci sono sempre stati essendo questa fascia ad alto rischio sismico.
Parlare del Mediterraneo significa dover necessariamente introdurre l’oceanizzazione del Tirreno. L’evoluzione dell’intero bacino tirrenico è infatti legata agli sviluppi della tettonica del Mediterraneo centrale, risultato dalla spinta esercitata dalla placca Africana verso quella Euroasiatica. L’effetto della spinta comprime il mar Adriatico e amplifica il mar Tirreno che tendenzialmente dovrebbe diventare un piccolo oceano anche se entrano in gioco altre forze e dinamiche assai complesse tra cui l’arco vulcanico delle isole Eolie o il blocco orogenetico Calabro-Peloritano. Alla fine del Tortoniano, circa 10 milioni di anni fa, il Tirreno non esisteva ancora e la Calabria e il Nord della Sicilia erano unite a Sardegna e alla Corsica formando una placca continentale. Nello stesso periodo mar Ionio e Adriatico erano più estesi di adesso. Circa 7 milioni di anni fa durante il Miocene, il blocco Sardo-Corso viene fratturato e dalle fratture vengono emesse grandi quantità di basalto fino a divenire una conca tettonica invasa dalle acque del mare: il Tirreno aveva cominciato a formarsi così, mentre la parte orientale della vecchia zolla (l’attuale blocco Calabro-Peloritano) si allontanava sempre più dal blocco sardo della Corsica. Il Tirreno iniziò la sua espansione che continua ancora oggi, e l’attuale centro di espansione si trova a circa 150 chilometri a Ovest della costa calabrese dove la crosta oceanica continua a formarsi in corrispondenza del vulcano sottomarino di Marsili.

il Mattino.it

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