Bimba di Trento morta di malaria, per i medici è un mistero

Sulla morte della piccola Sofia Zago, di Trento – spirata lunedì alle 12.15 all’ospedale «Civile» di Brescia per malaria, ma senza essere mai stata in un Paese affetto dalla malattia tropicale- i tecnici sanitari trentini prendono in considerazione tutte le ipotesi. Al momento però si brancola nel buio. «È un mistero, una cosa quasi impossibile» ammette Paolo Bordon, direttore generale dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari. In queste ore il personale dell’Apss è in contatto con i colleghi del Veneto, del ministero e dell’Istituto superiore di sanità per ricostruire tutti i movimenti e capire come e dove sia stato possibile il contagio.

La vacanza e il ricovero

Sofia, che viveva nel rione di Piedicastello con papà Marco e la madre, Francesca Ferro, era stata in vacanza a Bibione nella prima metà di agosto. Il 13, secondo quanto ha precisato la madre, è stata ricoverata all’ospedale di Portogruaro per una forma diabetica. Poi è stata presa in carico (fino al 16) dal reparto di pediatria dell’ospedale di Trento. Successivamente è tornata, il 30 agosto, al pronto soccorso, con una febbre alta. Il 2 settembre il nuovo ricovero. Sospettando qualcosa di strano, la biologa del laboratorio di analisi cliniche ha riscontrato il batterio plasmodium, causa della malattia.

Le ipotesi

Dalla ricostruzione per date, i tempi di incubazione risultano compatibili con il periodo che va dalla vacanza a Bibione al ricovero in pediatria. Tutte le piste vengono battute. C’è l’ipotesi di scuola della «zanzara (anofele) in valigia», portata da qualcuno che è stato nei Paesi con malaria e rimasta in un abito o in una borsa. Si è pensato anche alla presenza nel periodo di ricovero in pediatria di due minori che avevano riscontrato la malattia. Ma erano in stanze diverse e lontane e non ci sarebbero stati contatti per trasfusioni o simili. Oltre al fatto che un contagio tramite zanzara sarebbe stato possibile solo da parte dell’anofele e non delle domestiche tigre o comuni. «La piccola poi morta e i due malati di malaria erano in stanze diverse, le cure sono state effettuate tutte con materiale monouso e non ci sono state trasfusioni. La malaria non è trasmissibile da uomo a uomo e nessun altro paziente ha avuto dei sintomi riconducibili alla malaria» precisa Bordon.

Alla ricerca della zanzara portatrice

Nel reparto sono state posizionate trappole per verificare la presenza della specie portatrice (se positiva sarebbe una novità assoluta) ma al momento non ci sono riscontri. In serata verrà fatta la disinfestazione precauzionale. Tutti i bambini ricoverati sono stati trasferiti. Verifiche in questo senso sono state chieste ai colleghi veneti. «Finora non abbiamo riscontri, è un mistero, una cosa quasi impossibile» precisa il direttore Bordon. «Stiamo ricostruendo tutti i movimenti, sia in Trentino che fuori, per capire come sia entrata in contatto con un vettore che da noi non c’è». L’assessore provinciale alla salute Luca Zeni segue le verifiche. «Ho sentito personalmente il padre. L’amministrazione è vicina alla famiglia e facciamo tutti gli accertamenti del caso dando la collaborazione massima collaborazione a ministero e Iss. Capire cos’è successo non sarà facile e non è detto che si arrivi a una conclusione. Il personale sanitario è stato bravo clinicamente, ma purtroppo non è bastato».

Corriere.it

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