C’ erano una volta gli addetti stampa

Il ruolo del press agent, meglio conosciuto come addetto stampa, è l’anello di unione più importante dal punto di vista comunicativo tra i vari network, agenzie, aziende varie e il giornalista. Possiamo definirlo una sorta di intermediario al quale ci si rivolge per ottenere delle informazioni.

Quali sono, o meglio, dovrebbero essere i suoi requisiti? Una bella domanda: l’addetto stampa dovrebbe conoscere bene il mondo dell’informazione, i suoi tempi, i suoi ritmi, spesso frenetici e senza orari, avere una buona dialettica e, aspetto non secondario, saper scrivere bene. Insomma, per un giornalista, l’addetto stampa è linfa vitale.

Molti grandi maestri del passato: Brera, Tosatti, Ciotti, Ameri e tanti altri; oggi non consentirebbero questo tipo di lavoro a moltissime persone. Purtroppo, con l’avvento di internet, moltissimi portali, che ormai parlano di tutto e di più, attraverso contenuti scarni e vuoti, stanno distruggendo totalmente  la professione del giornalismo.

Ci siamo mai chiesti il perchè di tutto questo? Uno dei motivi è senza dubbio la facilità con cui si arriva ad ottenere il tesserino da pubblicista. Inoltre, l’assenza di controlli nel vedere cosa si scrive, la mancanza di basi grammaticali e un lessico a dir poco incomprensibile, fanno il resto. Tutto va bene, tutto è lecito, ma i problemi iniziano una volta ottenuto l’ambito tesserino. Spesso ti ritrovi ragazzi o ragazze molto giovani a ricoprire ruoli fondamentali come quello dell’addetto stampa. La lingua batte dove il dente duole. Purtroppo sì, visto che il danno provocato da questi giovani di belle (ma non tanto) speranze è altissimo, soprattutto nei confronti di chi investe e con questa professione cerca di sopravvivere.

La redazione del direttore di Pianetazzurro.it, nonchè Presidente dell’Associazione Campania Veritas, Vincenzo Letizia, è stata spesso, e lo è tutt’ora, oggetto di decisioni e atteggiamenti discriminanti da parte dell’area comunicativa di una nota società calcistica, soprattutto per quanto riguarda la concessione di accrediti per la partecipazione ad eventi sportivi, a conferenze stampa o ritiri.

Comunque, l’ultimo episodio è  avvenuto in questi giorni, e riguarda il settore dello spettacolo,  gestito in maniera a dir poco negligente da un’addetta stampa di un noto cantante; artista di cui non sveleremo il nome per ovvi motivi di riservatezza. In breve, andiamo a spiegare l’accaduto: con un mese di anticipo, il direttore della testata presenta formale richiesta per accreditare un proprio collaboratore all’evento in questione. L’addetta stampa dell’artista, inizialmente, afferma che la redazione sarebbe stata contattata da una sua collega. A circa due settimane dall’evento, il direttore di Pianetazzurro decide di telefonare per avere qualche motivazione in più sull’assenza di questa telefonata, ricevendo in risposta:Sono finiti gli accrediti, io non so cosa fare”.  Siamo al cospetto di un qualcosa di assurdo e inconcepibile. Una sorta di ritornello che si ripeteva nonostante il direttore della testata cercasse qualche spiegazione concreta.

Qual è il vero problema? Incompetenza? Negligenza? Necessità di far lavorare altre persone ‘gradite’? Non è dato saperlo. E’ questo il prezzo da pagare quando ci si affida ad elementi inadeguati a svolgere ruoli di fondamentale importanza. Spesso si tratta di persone presuntuose e arroganti: “Segnali la cosa a chi vuole” è stata la riposta finale della cortese addetta stampa.

La questione, naturalmente, è stata segnalata agli organi preposti. Il suo iter non sappiamo a cosa porterà. Si spera, naturalmente, che la vicenda non passi inosservata e, soprattutto, che l’ordine di competenza tuteli i propri iscritti e chi, di questa professione, non ne fa un hobby, bensì un lavoro.

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