Bud Spencer: da studente modello ad attore italiano più famoso al mondo

Il mondo intero ricorda Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer (Napoli, 31 ottobre 1929 – Roma, 27 giugno 2016) come il gigante buono che ha fatto divertire intere generazioni con i suoi film e che ha amato così tanto la sua città, Napoli, al punto di rettificare, durante un’intervista, “Stai parlando con un napoletano, non con un italiano”. Tuttavia, dietro la barba ed il viso gentile, dietro i muscoli e la proverbiale stazza, si nascondeva un uomo di infinita intelligenza e dai numerosissimi interessi e pregi.
Carlo nacque a Napoli, nel quartiere Santa Lucia, il 31 ottobre del 1929. Rosa Facchetti, la madre, era originaria di Chiari, in Lombardia, mentre il padre, Alessandro Pedersoli, era un imprenditore napoletano. Il ’29, con il crollo della borsa, segnò l’inizio di anni bui per l’economia e la famiglia Pedersoli, fino ad allora particolarmente benestante, si trovò ad affrontare un lungo periodo di incertezze. Nonostante ciò Carlo frequentò le scuole elementari insieme all’amico e vicino di casa Luciano De Crescenzo, ottenendo sempre ottimi risultati.
Per gli affari del padre l’intera famiglia si trasferì a Roma nel 1940. Nella capitale Carlo frequentò le scuole superiori, diplomandosi a soli diciassette anni con il massimo dei voti e si iscrisse alla facoltà di Chimica. In quegli anni sviluppò anche la passione per il nuoto, entrando a far parte di un importante club sportivo. Ancora una volta per esigenze lavorative i Pedersoli si trasferirono in Sud America, nel 1947. Per qualche anno Carlo fu, quindi, costretto ad abbandonare gli studi e a intraprendere i lavori più disparati, arrivando persino ad essere segretario nel consolato italiano in Brasile.
Tornato in Italia si tesserò nella S.S.Lazio Nuoto, dove iniziò la sua ascesa nello sport agonistico. Nel Campionato Italiano di Nuoto segnò il suo primo record nei 100 m, traguardo che superò l’anno dopo a Vienna. Da lì ottenne, negli anni successivi, numerosi titoli mondiali fino a partecipare alle Olimpiadi di Helsinki del ’52. Nonostante i successi sportivi non abbandonò mai gli studi: iscritto nuovamente all’Università, si laureò in Giurisprudenza con voti alti. Il suo fisico statuario aveva attirato su di lui gli interessi del mondo del grande schermo e, di fatto, apparve in Quo Vadis come legionario romano ed un paio di film coevi con parti marginali. Carlo non era interessato a quel mondo… e nemmeno alla fama.

Bud Spencer da nuotatore. È il primo da sinistra

Bud Spencer da nuotatore. È il primo da sinistra

Dopo le Olimpiadi di Melbourne “fuggì” nuovamente in Sud America, lavorando come operaio nella costruzione della Panamerica, una mastodontica strada che avrebbe collegato Panama a Buenos Aires. Come scriverà lui stesso nella sua autobiografia, quell’esperienza gli ricordò l’importanza di una vita umile ed onesta e dei piccoli piaceri del mondo. Nel 1960 tornò in Italia per partecipare alle Olimpiadi di Roma e sposò Maria Amato, figlia di Giuseppe Amato, proprietario di numerose sale cinematografiche. Ancora restìo a entrare nel mondo del cinema, firmò un contratto con l’etichetta discografica RCA, per la quale scrisse numerosi testi musicali per cantanti del calibro di Ornella Vanoni e compose anche alcune colonne musicali.
La nascita del figlio Giuseppe nel ’61, la morte del suocero nel ’62 e la scadenza del contratto con la RCA, però, misero Carlo alle strette. Produsse alcuni documentari per la Rai, ma le cambiali continuavano a crescere. Dopo aver rifiutato per anni il mondo del cinema si trovò a sostenere un colloquio con Giuseppe Colizzi per un ruolo da coprotagonista in “Dio perdona… io no”. Non fu facile ottenere la parte: Pedersoli chiedeva 2 milioni di lire, mentre Colizzi ne offriva soltanto uno, inoltre non aveva ancora la famosa barba e non sapeva cavalcare, peculiarità richiesta per il film. Tuttavia, il regista cedette dal momento che in pochi avevano il fisico di Carlo.
Fu su quel set che Carlo Pedersoli lavorò per la prima volta Mario Girotti, decidendo insieme a lui di utilizzare i nomi d’arte di “Bud Spencer” e “Terence Hill”, della quale origine abbiamo già parlato. “Lo chiamavano Trinità”, del 1970, segnò la consacrazione della coppia nel cinema internazionale ed una scia di successi impareggiabili. I film che seguirono sono tutt’oggi pietre miliari della filmografia italiana ed internazionale, segnando un’intera epoca ed entrando nell’immaginario collettivo di massa. Nel 1980 Bud Spencer ottenne persino il premio Jupiter come attore più popolare in Germania. Addirittura, nel vocabolario tedesco esiste un termine che tradotto significa, letteralmente, picchiare come Bud Spencer.lo-chiamavano-trinitaNon sono gli unici riconoscimenti. Nel 1999, dopo il trionfo di “La vita è bella” di Benigni agli Oscar, il TIME redasse una classifica degli attori italiani più conosciuti al mondo: Bud era al primo posto, Terence al secondo. L’attore napoletano si cimentò anche in alcuni ruoli particolarmente drammatici, come in “Torino Nera”, di cui abbiamo parlato. Tuttavia, come c’era da aspettarsi, questi esperimenti non incontrarono quasi mai l’interesse del pubblico. Dopo lo scioglimento definitivo del duo nel 1994, a seguito di “Botte di Natale”, Bud si distaccò sempre di più dal cinema.
Si dedicò all’aviazione, altra sua grande passione, e alla scrittura di ben tre libri. Il primo biografico “Altrimenti mi arrabbio: la mia vita”, il secondo sempre biografico ma pubblicato solo per il pubblico tedesco ed il terzo, “Mangio Ergo Sum”, nel 2014, nato con l’intento di unire cibo e filosofia, i due amori della sua vita. Non a caso, la prefazione all’opera è stata scritta dall’amico d’infanzia Luciano De Crescenzo.

Bud Spencer

Bud Spencer e Luciano De Crescenzo

Carlo Pedersoli ci ha lasciato il 27 giugno del 2016, spegnendosi serenamente nella sua casa a Roma all’età di 86 anni. Non c’è modo migliore per ricordarlo se non citare ciò che disse due anni prima di morire in un’intervista: “Non temo la morte. Dalla vita non ne esci vivo, disse qualcuno: siamo tutti destinati a morire. Da cattolico, provo curiosità, piuttosto: la curiosità di sbirciare oltre, come il ragazzino che smonta il giocattolo per vedere come funziona. Naturalmente è una curiosità che non ho alcuna fretta di soddisfare, ma non vivo nell’attesa e nel timore. C’è una mia canzone che racchiude bene la mia filosofia: “Futtetenne”, ovvero fregatene. E ridici su.”

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