Ius – soli e crisi dell’identità collettiva

​Ius, la nuova proposta di legge. 

di Patrizia Palmieri
La nuova proposta di legge sullo ius soli e in generale sulle norme che regolano il diritto di cittadinanza   , sta sollevando polemiche e ampie difformità di pensiero ed opinione , per effetto probabilmente della drammatica situazione di gestione di migranti , che continuano ad entrare nel nostro paese , in assenza di una regolamentazione e di adeguati piani di accoglienza e logistica .

Polemiche oramai sterili  e improduttive in quanto la nostra barca , intesa come nostro Paese ,  continua ad andare  avanti e indietro ,  senza direzione  in un mare che diventa  sempre più aperto e più insidioso .

Si vogliono determinare  delle regole laddove non vengono nemmeno rispettati e fatti rispettare i principi della convivenza e dell’ adeguamento alle abitudini e alle forme culturali della nostra identità , in Italia si consente di piantare le proprie tende senza pretendere in cambio adattamento e rispetto delle nostri principi  , si abbassa la testa quando chiedono  di togliere crocifissi dalle nostre scuole e dai luoghi pubblici per non turbare le loro sensibilità religiose , si abbassa la testa  quando chiedono luoghi di culto e libertà religiose e gli vengono concesse senza ricevere  noi in cambio lo stesso trattamento  da parte loro , nei loro paesi ,  si abbassa la testa sempre quando non si fa nulla di fronte a certi comportamenti arroganti e pretenziosi! Quando si attacca la nostra religione perché prevede sacrifici  animali nel periodo pasquale mentre loro fanno lo stesso se non di più senza che nessuno insorga , la nostra politica abbassa la testa e la fa abbassare anche al suo popolo ..

La frustrazione nostra nasce dall’assenza di reciprocità dei principi e dello scambio culturale , loro pretendono , ma non concedono e nessuna civile convivenza può funzionare cosi. 

In nome della tolleranza , dell’apertura estrema  alle altrui usanze e tradizioni si consentono modi di vivere che risultano spesso estranei alle regole da noi vigenti .

La legge sullo ius soli richiama alla mente , prima ancora che una regola civile , il concetto di identità , di appartenenza , un principio rigido fino a qualche decennio fa, importante per la definizione di se stessi in quanto individui , di se stessi in quanto membri di un gruppo sociale e del proprio gruppo rispetto ad altri. 

Ognuno con le sue peculiarità linguistiche , storiche , religiose , territoriali …

Concetto che per effetto della globalizzazione economica e culturale sta attraversando una crisi di senso e di definizione , e viene sempre più ripensato,  ridefinito e alterato dai flussi migratori , da processi di fusione ibrida che ne indeboliscono la forza e la portata al

Livello psicologico sia individuale , sia collettivo . 

La gente ha paura di perdere il senso di appartenenza in nome di una totale e indifferenziata tolleranza alla diversità , si avverte il rischio di essere soppiantati e di sentirsi stranieri nella propria terra…. 

Lo ius soli determina il diritto alla cittadinanza per diritto di nascita , cioè se si nasce sul territorio , questo precetto non mina alla base certamente la nostra identità ma è sempre il modo di applicarlo e di farlo rispettare che ci  espone al rischio progressivo dell’impoverimento identitario.

Le idee sono buone e produttive se rivolte all’evoluzione a patto  che vengano applicate con rigore ed equilibrato arbitrio. 

È vero la politica non deve alimentare l’immobilismo e la chiusura verso l’altro che produce solo esacerbazione dell’intolleranza, ma deve essere in grado di favorire l’intersecazione e l’incrocio delle culture e non l’indebolimento di quella che accoglie a scapito di quella accolta. La nuova situazione mondiale che sa di ibrido va gestita da una politica che purtroppo oggi non è capace di contenere questo movimento. Il diritto alla cittadinanza va concesso  sulla base di una  dimostrazione effettiva di integrazione e rispetto delle regole di un paese , di capacità di adattamento e di apporto produttivo ed economico , e non semplicemente perché si nasce in un luogo e poi si cerca di imporre la propria alterita . Ben venga il diritto alla cittadinanza, per diritto sanguigno( ius sanguinis) o per diritto di nascita sul territorio ( ius soli) o per diritto  acquisito attraverso la formazione culturale nel paese ospitante( ius culturae), ben vengano nuove regole di accoglienza come alta forma di civiltà e di progresso delle idee ma non senza una stretta e severa vigilanza sulle nuove forme sociali in entrata. Essere tolleranti non ci vuole esporre al rischio di una invasione senza ritorno. La gente ha paura , non si fida della sua classe politica , non si fida degli effetti delle  nuove leggi , non si fida più delle sole buone e civili idee. 

Per questo si oppone , per questo protesta , per questo di delinea a torto come una barriera contro l’altro. La parola diritto andrebbe  guadagnata e meritata , ma questo da chiunque , non solo da chi nasce in una certa etnia.

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