Napoli, i punti dove il mare è dieci volte più inquinato

Sfogliando i dati dell’Arpac, i numeri che riguardano il mare di San Giovanni sono vistosamente evidenziati in rosso: enterococchi intestinali ed escherichia coli, batteri che rivelano la contaminazione da parte di acque nere non depurate, sono in concentrazioni fino a dieci volte superiori ai limiti per la balneabilità. Eppure le tre spiagge sono affollatissime di persone che prendono il sole e fanno il bagno. Sulla spiaggia poco prima di Pietrarsa ci sono docce e servizi, ma il suolo è stato preso d’assalto dagli abusivi che fittano ombrelloni e sedie a due euro al pezzo. La folla si gode il panorama mozzafiato ma a fine giornata lascia spazzatura ovunque. A ripulire tutto ci pensa il Comune che nel mese di luglio ha raccolto 19.400 kg di spazzatura solo sulle spiagge di San Giovanni, cercando di mantenere almeno la sabbia il più pulita possibile.
Indietreggiando verso il porto c’è un’altra spiaggia. Prima di accedervi c’è un grande parcheggio gestito abusivamente da un’anziana signora che la gente del posto chiama “la nonna”. Per due euro è possibile parcheggiare l’auto per tutta la giornata. La spiaggia è grande e piena di ombrelloni e lettini molto simili tra loro. La tariffa è la stessa: 2 euro per l’ombrellone, 2 per il lettino e 2 per le sedie sdraio che sono sporchissime. Lo scontrino non è incluso nel prezzo. In spiaggia ci sono famiglie con bambini e tra le fila disordinate di ombrelloni passano venditori ambulanti di ogni sorta. Tra questi l’immancabile venditore di cocco, come vuole la tradizione partenopea DOC. Anche qui ci sono docce e servizi e accanto a questi non manca un rudimantale bar che ovviamente non rilascia ricevute fiscali. Alcune persone del luogo spiegano che i box presenti ai margini della spiaggia sono dei pescatori. “Là dentro non c’è aria e ci stanno anche in 10”, dicono.
Poi c’è la lunga spiaggia adiacente il porto. Solo una lunga scogliera separa quella porzione di mare dal porto e l’odore che c’è è nauseabondo. L’inquinamento è evidente a partire da quello che si trova in spiaggia fino al colore del mare, marrone. Tutto questo mette grande tristezza in confronto all’incanto di quel luogo che anticamente era meta per i bagni dei VIP dell’epoca. Poche persone si limitano a prendere il sole ma qualcuno pesca spigole e orate chissà destinate a quale tavola.
Il mare non bagna Napoli nemmeno a Bagnoli dove ordinanze su ordinanze hanno vietato la balneazione da anni. Un divieto totalmente ignorato dai cittadini che non rinunciano al piacere di fare un tuffo. La spiaggia di Città della Scienza, una delle poche libere in città, è affollata di famiglie attrezzatissime per la giornata al mare: tavoli, sedie e cibo se lo portano da casa. La retata della Guardia di Finanza del 17 agosto ha infatti portato al sequestro di oltre 300 lettini, più di 250 sedie un centinaio di tavoli e più di 50 ombrelloni utilizzati da tre stabilimenti balneari totalmente abusivi. Balza agli occhi la quantità di spazzatura che rimane in spiaggia. Viene da chiedersi: chissà se quegli stabilimenti abusivi non contribuivano anche a mantenere pulita la spiaggia, come avviene anche in altri punti della costa.
Infine c’è il Lido Comunale Marina di Bagnoli. Docce, servizi, la discesa a mare per disabili, gazebo e pedane di legno, garantiscono ai cittadini qualche confort in piena legalità. Il grande quadrato di sabbia finissima è arginato dal muraglione di scogli. Il sindaco ha vietato che si aprissero varchi verso il mare per tutelare la salute ma in tanti scavalcano la barriera e si stendono a prendere il sole in riva al mare. Il tuffo non fa eccezione, segno che i napoletani, soprattutto quelli più in difficoltà, hanno bisogno del loro mare e se lo prendono. Nonostante tutto.

IlMattino.it

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